Obiettivo Terra 2030 vs 2050 – Si può invertire il Trend

Il 5 luglio 2023 si è svolto presso la sede di

IPLA – Istituto per le Piante da Legno e per l’Ambiente – Società controllata dalla Regione Piemonte,

il 3° e ultimo evento dall’emblematico titolo

Si può invertire il trend

del ciclo complessivo

“Obiettivo Terra 2030 vs 2050”

costituito da tre incontri  relativi agli aspetti coinvolti nelle transizioni da compiere fra il 2030 e il 2050, riassumibili nei tre Principi ESG: Environmental, Social, Governance.

 

L’incontro è stato aperto da Laura Cavallari, del Coordinamento Club dell’Unione Industriali di Torino, nel ruolo di moderatore

che, dopo avere sinteticamente descritto il tema di fondo di questo 3° incontro, ossia le azioni che si stanno conducendo nel mondo a vari livelli per ottenere l’inversione del trend climatico attualmente indirizzato verso il riscaldamento globale, ha dato la parola al Presidente del CDT Antonio Errichiello, ideatore e promotore del ciclo di conferenze.

Il Presidente, rivolgendosi ai numerosi partecipanti, per il suo saluto istituzionale CDT,

ha sottolineato la criticità del trend attuale che va verso l’incremento della temperatura media su scala globale e che, se non adeguatamente contrastato, potrebbe sfociare nel “punto di non ritorno” fra il 2050 e il 2060, con conseguenze non più gestibili sull’eco-sistema Terra.

Per evidenziare che, se ciascuno facesse la propria parte, l’attuale trend negativo sarebbe sicuramente invertito, ha utilizzato la “fiaba del colibrì”, di origine forse africana, nella quale si elogia il comportamento di un piccolo colibrì che, mentre tutti gli animali della foresta scappavano da un incendio che la stava devastando, faceva avanti e indietro da un lago per portare qualche goccia d’acqua da gettare sulle fiamme…

Ha poi presentato i relatori, nell’ordine:

  • Renzo Motta, Ordinario di Selvicoltura all’UNI-TO, che ha illustrato come una gestione oculata delle foreste può contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico in atto
  • Fabio Petrella, referente IPLA per i cambiamenti climatici, con una dettagliata relazione sul mercato dei crediti di carbonio sia forestali che non
  • Paolo Piagneri, reponsabile area Ambiente e Normazione Tecnica dell’Unione Industriali di Torino (UI-TO) , con un Focus particolare sulla conformità legislativa delle imprese in materia ambientale

Successivamente sarebbe stata la volta dei testimonials aziendali:

  • Alessandro Strobbia, AD di Faiveley Transport Italia, del Gruppo Wabtec, sede di Piossasco
  • Ilaria Boeris, Sustainability PM in Faiveley che avrebbero descritto come la loro azienda, multinazionale leader del settore ferroviario, stia perseguendo con successo l’obiettivo della sostenibilità su tutti i fattori ESG e come questo sta contribuendo al posizionamento di eccellenza dell’azienda sul mercato
  • Marco Scarrone Responsabile Environmente & Safety Advisor – Edison Next Che avrebbe descritto come l’azienda accompagna clienti e territori nel percorso di transizione ecologica e decarbonizzazione.

Preliminarmente alle relazioni è seguito il saluto e una presentazione da parte di Igor Boni – Area Tecnica Territorio e Agricoltura di IPLA – delle attività della Società (sito web Home (ipla.org)  controllata dalla Regione Piemonte e che vanta 44 anni di attività nei quali ha raccolto moltissimi dati sulle risorse naturali dell’intero territorio piemontese.

L’IPLA è una struttura di ricerca applicata in ambito naturalistico, con attività di sperimentazione e di assistenza tecnica al governo del territorio, di gestione, consulenza e formazione professionale e infine di realizzazione di piani, progetti, inventari e di attività di monitoraggio del sistema ambientale.
L’Istituto opera nei seguenti ambiti: filiera legno, biomasse, energie rinnovabili, gestioni agro-silvo-pastorali e ambientali, paesaggio, foreste e tutela della biodiversità, patologie ambientali e tutela del suolo.

NOTA: Le slides delle presentazioni a seguire sono disponibili in versione completa sul sito www.clubcdt.it  alla sezione “Eventi Conclusi”  –  nella presente News ci sono quelle ritenute essenziali per una migliore comprensione di quanto esposto dai relatori e riportato di seguito

Ha iniziato la prima relazione il Renzo Motta di UNI-TO

I punti salienti trattati sono stati:

 

a) Gli argomenti in questione sono di difficile trasmissione al grande pubblico in quanto devono essere trattati in modo quantitativo, con misure, analisi numeriche e considerazioni di tipo tecnico-scientifico per comprendere bene di cosa si sta parlando e chi non ha una formazione di questo tipo può fraintendere le informazioni trasmesse

b) Per quanto possa sembrare strano, il primo osservatorio scientifico sulla crisi climatica è stato impiantato il 1959 nell’isola delle Hawaii i prossimità del vulcano Mauna Loa: il motivo è stato la grande lontananza dai centri industriali più estesi e quindi l’idoneità a misurare il contenuto di CO2 in condizioni non perturbate da emissioni a breve distanza.

Quello riportato qui sotto è il risultato delle osservazioni della % di CO2 nell’atmosfera nel corso degli oltre 60 anni di rilevazioni, che non ha bisogno di alcun commento particolare: basta osservare che è passata da 315 a 420 ppm, con un incremento misurato di oltre il 30% dovuto in larga misura al cosiddetto “contributo antropico” ossia alla diretta conseguenza delle attività umane.

NOTA L’incremento di CO2 dalla seconda metà del ‘700 ad ora, solo stimato per l’ovvia mancanza di dati attendibili prima del 1959, è dell’ordine del 50% (fonte: Met Office: la CO2 atmosferica raggiunge ora il 50% in più dei livelli pre-industriali – Ancler )

c) Un esempio di quanto sia importante il “linguaggio dei numeri” è stato dato dal relatore facendo notare che se ci si ferma a rilevare che la quantità di Carbonio stoccata nelle foreste è una piccola frazione del totale (neanche il 4%), si può concludere che è inutile parlarne, ma sarebbe un errore grossolano derivante dal confondere gli stock con i flussi.

Se invece si sa – e se ne tiene conto! – che la quantità di CO2 scambiata con l’atmosfera è in massima parte quella contenuta nelle foreste, allora si conclude facilmente che è questo scambio ad essere determinante in quanto se è a saldo negativo (carbonio immesso nell’atmosfera maggiore di quello sottratto) l’effetto serra cresce notevolmente!

Facendo i calcoli giusti si rileva che le foreste fanno da “buffer” contribuendo in larga misura a ridurre il saldo netto di scambio, anche se non riescono ad azzerarlo, e che sono quindi un elemento chiave degli interventi globali necessari ad evitare il riscaldamento climatico per l’effetto serra derivante dal carbonio di origine antropica.

d) Altro punto critico è l’impatto delle varie parti del mondo al riscaldamento globale: quello dell’Europa è notevolmente più basso sia della Cina che degli USA e quindi una sua ulteriore riduzione, anche se drastica, non sarebbe determinante su scala globale se rimanesse isolata.

e)Da tenere anche presente che il legno è mediamente costituito per circa il 50% di carbonio e che ci sono 3 modi per aumentare la quantità di carbonio stoccato nelle foreste:

  • Aumentando la loro superficie: in Italia è triplicata negli ultimi 100 anni, ma in altre zone del mondo quali Sudamerica e Africa sta diminuendo la copertura forestale (deforestazione))
  • Aumentando la quantità di carbonio stoccata nelle foreste
  • Usando prodotti legnosi per sostituire prodotti che provengono dall’uso di combustibili fossili

A livello governativo, nella COP 26 i leader mondiali si sono dichiarati d’accordo sull’importanza della riforestazione, ma con poche conseguenze pratiche;

Sarà da vedere se nella recente COP 27 le decisioni avranno un seguito più operativo: iniziative tese ad aumentare la superficie forestale piantando nuovi alberi sono in linea di principio encomiabili, ma talvolta irrealistiche e comunque di difficile fattibilità

Alcune iniziative sono addirittura configurabili come “Green washing” (ambientalismo di facciata)

Molto più valida è invece la sostituzione di foreste in via di invecchiamento con altre fatte di alberi giovani in quanto hanno dei flussi molto maggiori: con l’aumentare dell’età media degli alberi aumenta la quantità di carbonio immagazzinata, ma diminuisce la velocità di scambio con l’atmosfera.

In Europa ci sono molte foreste piuttosto “vecchie”

La terza possibilità è di usare di più il legno in molti ambiti, ad es. nelle costruzioni, nell’arredamento e nel vestiario a base di cellulosa (è prevista una diminuzione della produzione di cotone a livello mondiale per dedicare più superficie a produzioni di tipo alimentare).

In questi ambiti il legno è un deposito di carbonio che dura moltissimo nel tempo.

f) Alla fine della presentazione è stato fatto un “warning” per quelle attività che provocano effetti complessivamente negativi – Carbon Leakage – ottenendo un vantaggio locale perché si spostano le emissioni “all’estero”

Ad esempio, se noi prendiamo in Piemonte un ettaro (10.000 mq, pari a un quadrato di 100 m di lato) di soia e lo trasformiamo in un bosco, in 20 anni aumenta e di molto il bilancio positivo di scambio perché accumuliamo circa 70 tons di C in più nella Pianura Padana invece di immetterle nell’atmosfera.

Però guardando le cose da un punto di vista più ampio anche se semplificato, se la soia che viene prodotta ad es. in Brasile o in Paraguay da dove noi ora la importiamo, viene prodotta eliminando un ettaro di foresta e il bilancio complessivo può essere facilmente negativo.

Occorre quindi che le politiche verso l’ambiente siano sinergiche fra di loro, cosa che non sempre avviene: già in UE vengono finanziate da un lato le produzioni di energia da biomasse e dall’altro richiede un maggiore uso del legname, ma le due cose sono in contraddizione fra di loro.

Il messaggio finale è quindi di agire localmente, ma pensare globalmente

La seconda relazione è stata a cura di Fabio Petrella – IPLA

Che ha presentato le modalità di calcolo dei Carbon Stock agrari e forestali in Piemonte con esempi e governance del mercato dei crediti

I punti salienti trattati sono stati:

a) Lo spirito del protocollo di Kioto dal quale sono passati 25 anni è stato quello di trovare le politiche ambientali per ridurre le emissioni per cui non è tutto riducibile al “piantiamo più alberi” e occorre tenere distinte le problematiche esistenti fra pubblico e privato

b) Il bilancio netto attuale di CO2 (assorbito – immesso) è attualmente negativo a livello mondo ed è pari a 3,4 Gt/a in più nell’atmosfera (3,4 x 10^9 tonnellate/anno) e l’obiettivo UE è di raggiungere la neutralità climatica (emissioni nette di “gas serra” pari a zero) entro il 2050

I calcoli per fare le misurazioni relative al grado di conseguimento degli obiettivi intermedi e dei rendiconti per l’ottenimento dei crediti sono complessi e devono essere condotti su dati attendibili e con algoritmi validati. Su questi conteggi siamo piuttosto indietro.

NOTA: Ad esempio, già su quanto assorbe un vigneto ci possono essere incertezze significative a seconda della localizzazione (Nord, Sud) e di altri parametri di non semplice conteggio

c) In ambito Regione Piemonte sono stati realizzati diversi progetti negli ultimi 20 anni: aumentate le conoscenze regionali su queste problematiche; dialogato con gli stakeholders; fornito un quadro completo degli stock di carbonio e altre attività riportate nella slide sottostante

Il relatore ha poi illustrato le regole e buone prassi da adottare per il mercato dei crediti di carbonio, quali: addizionalità, permanenza e leakage

sottolineando che è fondamentale evitare che la compensazione diventi una “licenza per inquinare” per entrambi mercati, volontario e obbligatorio

E illustrando i relativi requisiti, coerenti con lo European Trading Scheme

d) Lo schema seguente illustra come fare interagire domanda e offerta dei crediti attraverso idonei intermediari

Quali sono le norme attualmente applicabili e come funziona il Mercato dei crediti Carbomark

È stata poi illustrata la situazione regionale con le Linee Guida e il DGR e le transazioni effettuate

E illustrati infine i prossimi step per le certificazioni e gli accordi con IREN per la transazione economica

La terza relazione è stata presentata da Paolo Piagneri  di UI-TO

che ha illustrato il rapporto fra imprese e ambiente con un focus particolare sulla conformità legislativa delle imprese in materia ambientale descrivendo anche l’evoluzione del quadro normativo delle norme ambientali a partire da quelle di prima e seconda generazione

Fino agli approcci normativi specifici con gli strumenti di regolazione ambientale su base volontaria e non

Permangono tuttavia criticità di diverso tipo e natura come illustrato dalla slide sottostante

che però sotto la spinta degli stakeholders rendono indispensabile la disponibilità di standard condivisi

Le imprese sono fortemente coinvolte in un percorso complessivo che richiede una urgente assunzione di responsabilità collettiva, ma senza illudersi che, come sostiene giustamente il Prof. Roberto Cingolani, “Non si può affrontare una traversata che durerà almeno 30 anni illudendosi che non sorgano tempeste”

Si possono tuttavia indicare 4 elementi che possono contribuire a rendere più efficace il contributo delle imprese ad un percorso che è comunque da compiere:

  • Approccio preventivo
  • Apertura all’innovazione
  • Concretezza
  • Comunicazione consapevole

Come precisato nelle slides sottostanti:

La situazione normativa è attualmente molto fluida e lo dimostra il numero dei dossier ambientali aperti oggi a livello UE:

oltre ad alcune contraddizioni fra le varie direttive che rendono difficile per molti produttori (ad esempio quelli che fabbricano pompe di calore) orizzontarsi fra cosa possono pianificare per futuri prodotti e su cosa è più prudente aspettare che la situazione si chiarisca.

Laura Cavallari ha aperto la Tavola Rotonda con le testimonianze di Alessandro Strobbia e Ilaria Boeris di Faiveley Transport Italia, multinazionale leader nel settore ferroviario

L’AD ha iniziato la sua testimonianza sottolineando che la Faiveley Italia, del Gruppo Wabtec, in quanto “Azienda” e non Università, Organismo Tecnico o Ente Pubblico, non ha – e non può avere – le conoscenze specialistiche che sono state in precedenza esposte e quindi possono – e devono – portare la loro “goccia d’acqua” coerentemente con la metafora del colibrì!

Dopo avere tracciato la storia che risale a 150 anni fa con oltre 25.000 dipendenti in tutto il mondo ha illustrato il campo d’azione della Wabtec Italy di Piossasco (vedi slides sottostanti)

 

evidenziando come la sostenibilità sia un must ineludibile che si traduce concretamente progettando e realizzando prodotti con una vita molto lunga e con intervalli di manutenzione anch’essi particolarmente distanziati nel tempo (svariati anni fra due cicli di manutenzione successivi) e non inquinanti.

A Piossasco ci sono oltre 600 dipendenti, ha come clienti i principali costruttori ferroviari ai quali fornisce prodotti di eccellenza come i sistemi frenanti per i treni ad alta velocità e fra le certificazioni ha sia quelle ambientali che di Social Accountability.

Per quanto riguarda la sostenibilità sono stati fissati sia degli obiettivi di gruppo che degli obiettivi di sito (vedi slide sottostante) fra i quali la riduzione delle emissioni ambientali del 50% entro il 2030 ed essere “carbon neutral” sempre entro il 2030

Questi obiettivi fanno parte di un Piano strategico attivo già da diversi anni per favorire l’attuazione del quale sono sorti dei gruppi di lavoro su base spontanea di cui ha parlato Ilaria Boeris

Sono stati installati già da qualche tempo dei pannelli solari che coprono il 4% del fabbisogno di energia elettrica ed è prevista entro quest’anno una ulteriore installazione che arriverà a coprirne il 30%

Un altro progetto in corso di ultimazione è di avere un nuovo albero per ogni dipendente come anche di rendere più sicuro e agevole il parcheggio con delle “aree rosa” localizzate in base a questi specifici criteri

Sono anche in corso delle campagne di sensibilizzazione dei dipendenti per favorire comportamenti antitetici alla violenza di qualunque tipo sulle donne insieme con altre azioni di lotta agli sprechi e contro la povertà

Terzo testimonial e ultimo relatore è stato Marco Scarrone della Edison Next

che ha portato le esperienze della Società la cui Mission è di accompagnare clienti e territori nel percorso di transizione ecologica e decarbonizzazione con una “piattaforma di servizi” ad hoc.

La Edison Next occupa 3.500 persone di cui 3.000 operative “sul campo”  ed è presente in tre Paesi: Italia, Spagna e Polonia. Una delle priorità aziendali è di supportare le Aziende e le Pubbliche Amministrazioni nel creare un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero agendo su diversi fronti (vedi slides sottostanti)

Un elemento strategico su cui la Edison Next supporta le aziende è la Circular Economy che unisce la logica sia ambientale che economica: una effettiva circolarità nella filiera di produzione di qualsiasi prodotto riduce significativamente le emissioni di gas a effetto serra (GHG) con un uso ridotto delle risorse necessarie a produrlo e il conseguente impatto positivo sul clima.

 

Alcuni progetti realizzati da Edison Next sono quelli riportati nelle slides sottostanti:

  • per un’azienda del settore automotive la riduzione significativa della CO2 emessa nel ciclo produttivo e l’incremento dell’energia proveniente da fonti rinnovabili
  • una valutazione dei miglioramenti ottenuti con i relativi carbon credits certificati
  • un supporto a IPLA nella piantumazione di circa 1.000 piante nell’area di Parco Stura

  • il revamping della centrale termica di Mirafiori insieme con una serie di azioni collaterali (vedi slide sottostante)

  • un percorso progettuale per Michelin Italia per il progressivo contenimento delle emissioni di CO2, contribuendo alla politica green e di sostenibilità dell’azienda. La collaborazione tra Edison NEXT e Michelin Italia nasce dalla volontà dell’azienda di realizzare impianti per la produzione di energia a basso impatto ambientale proveniente da fonti rinnovabili per il suo stabilimento di Cuneo. Tutto con un obiettivo ambizioso: raggiungere il livello Net Zero entro il 2050.

 

In conclusione si può dire che la vision 2030 di  Edison Next per quanto riguarda la sostenibilità ad ampio spettro sia quella riportata di seguito

L’incontro è stato chiuso da Laura Cavallari che ha ringraziato i relatori per le esposizioni esaustive e di elevato livello e i partecipanti per l’interesse con cui le hanno seguite.

In chiusura il Presidente CDT, Errichiello, ha segnalato due encomiabili iniziative, in linea con il tema della giornata, promosse in ambito CDT da due Sosi Sostenitori del Club:

  • la prima:

la Turnkey Srl di Diego Dallosta ha messo in piedi una iniziativa editoriale, realizzando una collana di libri per bambini per spiegare tematiche scientifiche come la Matematica e la Fisica; su questa linea è stata da poco estesa la suddetta collana con l’Edizione che affronta la “transizione verde”, spiegata e illustrata proprio per i bambini come attori del futuro del Pianeta Terra!

  • La seconda:

La Icobrokers di Antonio Scanu ha messo in piedi una iniziativa aziendale, il cui progetto è denominato “ICO4green”, di grande significato sociale verso la promozione della sostenibilità ambientale; l’azienda mette a disposizione una serie di finanziamenti a favore di quelle aziende che intendono inserirsi “nel solco della sostenibilità ambientale” con azioni e provvedimenti aziendali tesi a ridurre l’inquinamento ambientale e favorire il ricorso a fonti energetiche rinnovabili. Sul sito dell’azienda icobrokers.it si trovano le condizioni per poter accedere a questo genere di agevolazioni.

Successivamente ci si è intrattenuti nel parco di IPLA con un aperitivo di networking per favorire la conoscenza reciproca e lo scambio di idee sui temi trattati.

 

A cura di Giovanni Zurlo – Consigliere CDT e Membro del Team Tecnico-Scientifico

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