LE BARCHE NEL BOSCO (Il CDT visita la Azimut-Benetti di Avigliana)

Chi avrebbe mai pensato che tra la Sacra di San Michele ed il Rocciamelone, ai primi contrafforti della Val di Susa nascesse quello che oggi è il più grande gruppo di nautica da diporto al mondo, per intenderci gli yachts. Tutto ciò lo si deve all’intuizione di un giovane studente universitario di 22 anni, Paolo Vitelli, che nel 1969 inizia con un’attività di noleggio di barche a vela. Da lì i passi sono stati rapidi e di continua crescita, quello che noi, 39 membri del CDT, il Club dei Dirigenti Tecnici dell’Unione Industriali di Torino, abbiamo potuto constatare il 10 Febbraio durante la nostra visita.

La vera attività di costruzione dopo quella di noleggio di barche a vela inizia nel 1975, poi è solo un susseguirsi di successi che impongono il marchio Azimut nel mondo come emblema della costruzione italiana di barche in vetroresina.

Proprio nella nostra visita abbiamo potuto constatare il contenuto di questo successo: Azimut è leader mondiale nella costruzione di scafi in vetroresina da 10 a 44m e con l’acquisizione di Benetti, avvenuta nel 1982, ha espanso la propria gamma anche agli scafi in acciaio di dimensioni superiori fino a 120m.

Un gruppo enorme per il suo settore con oltre 1500 dipendenti, che in certi periodi raggiungono i 2000, un fatturato di oltre un miliardo di euro, i cui utili vengono in buona parte reinvestiti ogni anno e tutto ciò trascina un indotto di 3-4 mila persone.

Il gruppo ha nel suo catalogo ben 34 modelli che fuoriescono da 12 linee di produzione, con una vita media per modello di circa 4-5 anni ed una frequenza d’uscita di 3/6 modelli all’anno.  Sono proprio le linee di produzione di Avigliana che abbiamo potuto visitare quel venerdì costatando come da un semplice guscio, sotto le abili mani degli operatori che stendono la fibra di vetro impregnandola di resina, che l’imbarcazione prende la forma voluta dal suo ideatore/progettista che trasforma in realtà i sogni di quel mondo del luxury che tutti noi, almeno una volta, abbiamo ammirato o avvicinato percorrendo le banchine di un porto per yachts.

È un mondo molto affascinante quello che lentamente abbiamo percorso negli ampi capannoni di Avigliana fino alla barca finita e pronta al varo, se non dopo aver passato lunghi test anche da parte di esperti teams ingaggiati dal futuro proprietario e che possono durare svariati giorni. Per poter sfilare tra le onde, perché solo così si può definire il modo di porsi di questi natanti, bisogna avere tutto perfettamente a posto ed ogni aspetto da quello tecnologico all’arredamento non è lasciato al caso, fondendo con abile sapienza quello che la tecnologia più avanzata offre in un connubio vincente con l’estetica e l’attrattività.

Azimut non ha rinunciato anche alle sfide per testimoniare la competitività del suo prodotto, come fece nel 1987 partecipando all’Atlantic Challenge completando una traversata atlantica senza rifornimento ed ottenendo così il riconoscimento Blue Riband.

La piemontesità del marchio la si ritrova anche quando nel 1992 viene sancita una partnership con Pininfarina, per mettere in acqua il meglio dello stile italiano come già lo era sulla strada.

Diamo ora uno sguardo all’interno della realtà di Avigliana che è stata anche l’oggetto principale della nostra visita. L’unità si estende su 121.500 mq, il cui cuore sono i due reparti di vetroresina che fanno appunto parte della realtà coperta di 50.832mq, dove si progettano e realizzano scafi principalmente in vetroresina, ultimamente affiancati da scafi in fibra di carbonio di cui l’Azimut Fly 72 del 2015 ha fatto da apripista.

Qui si realizzano scafi di dimensioni che vanno dai 10m ai 44m, su due linee di produzione per oltre 30 modelli in produzione.

Fra i punti di forza del gruppo Azimut-Benetti c’è la rete di concessionari che negli anni difficili dopo il 2008 hanno mantenuto salda l’attività.

Le vendite toccano circa 80 paesi, di cui Italia e l’Europa in generale sono la parte meno importante, che è costituita invece dal resto del mondo.

Tutto questo impegno viene profuso in 7 stabilimenti, Avigliana(A), Viareggio(A+B), Livorno(B), dove si varano i mega yachts da 50m fino a120m ed in acciaio, Savona(A), Fano(A) ed il Brasile.

A tutta questa forza produttiva si accompagna un settore di servizi chiamato Marine, localizzate in aree costiere e non, come: Livorno, Viareggio Varazze, Malta e Mosca.

Anche il gruppo Azimut-Benetti guarda al futuro e soprattutto alla sostenibilità della sua produzione attraverso lo studio di processi per il riutilizzo, come i compositi cosiddetti avanzati, l’abbattimento dell’NOX ed in generale i consumi.

Nel campo della progettazione la nautica da diporto si è tradizionalmente avvalsa di progettisti esterni, veri e propri designer e così è anche stato per Azimut, ma molto si è investito sulle risorse interne per la progettazione strutturale ed oggi nel gruppo sono presenti ben 19 ingegneri navali-nautici nella marina di Varazze.

Un‘imbarcazione di questo genere deve non solo soddisfare l’estetica ma tenere conto anche del peso cui devono rispondere anche i sistemi di bordo e la motorizzazione, in genere acquistati ed integrati con la progettazione interna dello scafo.

Infatti a fianco dei due reparti per la vetroresina, processo che molto genericamente consiste nell’impregnare di resina poliestere termoindurente una stuoia di fibra di vetro o un materassino anch’esso in fibra di vetro (in gergo mat), ci sono ben 3 reparti di allestimento per l’integrazione di quanto suddetto ed una piscina per le prove.

Un breve cenno al processo esotermico di polimerizzazione che avviene dopo l’opportuna preparazione, definita impregnazione, attraverso un processo sotto vuoto per il controllo delle emanazioni.

Per stabilizzare e rendere ancora migliori le caratteristiche meccaniche dello scafo si ricorre poi ad una cottura in forno a bassa temperatura(60°C), una volta ottenuto lo scafo, appunto aperto, si cala il cosiddetto vassoio, ponte inferiore, con eventuale preallestimento a terra per poi far seguire la calzatura della coperta, anch’essa sempre di più allestita a terra negli ultimi tempi.

A questo punto l’imbarcazione comincia ad avere una sua fisionomia e peculiarità che verrà ancor più accentuata da quel tocco di classe e di lusso degli arredi.

Classe e lusso che con Azimut S6 il gruppo ha voluto testimoniare per il suo 50° anniversario, portando questa barca in Times Square a New York.  Se poi oltre al lusso ed alla classe si vuole qualcosa per navigazioni riflessive, lunghe e confortevoli si può pensare al Magellano 74, un modello con carena Dual Mod che però può anche raggiungere i 20 nodi per trasferimenti rapidi.

A tutto ciò non sono mancati i riconoscimenti, il Global Order Book, nella classifica che da anni redige la rivista inglese Boat International, pone il gruppo Azimut-Benetti come primo gruppo al mondo per yacht oltre i 24 metri con un record di 128 progetti in realizzazione pari a 4.601 metri di lunghezza.

A questo punto sono doverosi i ringraziamenti alla Proprietà Azimut-Benetti e a chi ci ha illustrato il gruppo e guidato durante la visita:

  • Alessandro Rossi, Direttore Tecnico
  • Carlo Ighina, Direttore R&D
  • Massimiliano Procissi, Technical Department
  • Roberto Cavagliano, Program Manager
  • Roberto Tarozzo, Product Engineer
  • Barbara Marcantonio, Segreteria Tecnica

Così come si ringrazia anche il CDT, che ci ha fatto vivere un’esperienza veramente interessante, la quale non solo ha arricchito il nostro bagaglio tecnico di conoscenze ma ci ha fatto toccare con mano il genio e le capacità dell’industria italiana e del Piemonte in particolare, per dirla parafrasando il titolo di un libro scritto dal fondatore di Azimut, un’azienda “ ..sulla cresta dell’onda..”

Cesare Salina, Socio e Tesoriere del CDT

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